Il più grande evento di pallanuoto giovanile al mondo: riservato a U9, U11 e U13, si tiene ogni anno a Lignano Sabbiadoro (UD) e attira squadre dai 5 continenti.
Quando è in programma il prossimo Festival?
Dal 13 al 20 giugno la settimana dedicata a U9 e U11, dal 20 al 27 giugno quella per gli U13.
Maschi e femmine giocano insieme?
Ai tornei U9 e U11 partecipano squadre femminili, maschili e miste. L’evento U13 è diviso in un torneo esclusivamente femminile e in uno per squadre solo maschili o miste.
Come ci si iscrive al Festival?
Visita la pagina dell’evento che interessa alla tua squadra (U9-U11 o U13) e segui la Guida alla Registrazione: contiene informazioni, obblighi, costi e scadenze. Ogni club può iscrivere più di una squadra nel singolo torneo.
Dove alloggiano le squadre durante il Festival?
Le squadre, composte da giocatori, allenatori e dirigenti, sono tutte sistemate all’interno del Bella Italia & EFA Village. Genitori, familiari e tifosi al seguito della squadra possono entrare nel villaggio pagando l’ingresso.
Cos’è il Passaporto del Campione?
È un codice etico: contiene i valori dello sport da rispettare per far parte della comunità HaBaWaBa.
Qual è l’obiettivo del progetto HaBaWaBa?
Diffondere i valori dello sport tra i bambini e creare un legame profondo con la pallanuoto attraverso un’esperienza indimenticabile.
Jerusalem Marlins: la pallanuoto vive in Cisgiordania · HaBaWaBa
JerusalemMarlins:lapallanuotoviveinCisgiordania
Fadi Awisat, il coach che ha portato la prima squadra palestinese all’HaBaWaBa, ha avviato un nuovo progetto ad Abu Dis, nei territori occupati: “È la nostra casa”
Sogno o follia? L’idea di portare la pallanuoto in Palestina oggi può sembrare assurda, considerato quello che sta accadendo da più di un anno in MedioOriente, nei territori occupati da Israele e nella stessa Israele: l’operazione militare avviata dal governo Netanyahu dopo l’atto terroristico del 7 ottobre 2023 ha spianato Gaza e causato oltre 45mila vittime (un numero che non tiene conto dei dispersi e dei morti non identificati), ma già prima di quella data le conseguenze del sistema di apartheid instaurato da Israele - riconosciuto dalla Corte Internazionale di Giustizia - e la repressione dei palestinesi avevano fissato nuovi record di violenza. Da gennaio a settembre il 2023 era stato l’anno con più bambini palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania, 41 secondo Save The Children, un dato poi polverizzato dai 158 minori ammazzati da ottobre 2023 a settembre 2024. Senza dimenticare i continui assalti dei coloni israeliani alle proprietà e all’incolumità dei palestinesi della Cisgiordania, o il giro di vite dato da Tel Aviv alla repressione del dissenso interno, come testimonia la proposta di legge che applica pesanti restrizioni ad Haaretz, l’unico giornale a oltrepassare la propaganda e a dare voce agli israeliani critici verso il governo Netanyahu. Un immagine generata con l'intelligenza artificiale da Awisat per promuovere la pallanuoto. In alto il coach e i suoi ragazzi durante l'open day.
Non ci dilunghiamo oltre, ma riteniamo questo breve memo della condizione palestinese sia necessario per descrivere il contesto in cui Fadi Awisat, giovane tecnico ed ex nuotatore con un passato di livello internazionale, stia provando a realizzare il suo progetto: diffondere la waterpolo in Palestina. Awisat si è innamorato di questo sport da ragazzo, all’inizio degli anni 2000, quando in Cisgiordania partecipò ad un torneo organizzato da nuotatori come lui, che desideravano cimentarsi in un nuova disciplina: un progetto poi fallito a causa della mancanza di spazi acqua e soprattutto delle difficoltà logistiche e di movimento nei territori occupati.
Awisat ha continuato a coltivare la passione per la pallanuoto, arrivando a realizzare a un’impresa eccezionale nell’ultimo biennio: nel 2022 ha creato una sezione pallanuoto presso il La Salle College di Gerusalemme Est e nello scorso giugno la squadra U13 della scuola è divenuto il primo team palestinese a partecipare all’HaBaWaBa di Lignano Sabbiadoro, il più grande evento di pallanuoto per bambini al mondo. Dopo aver lasciato il segno in Italia, dove i ragazzini palestinesi sono stati accolti con curiosità, affetto e solidarietà dagli altri piccoli pallanuotisti della comunità HaBaWaBa, il progetto di Awisat ha subito una frenata: il La Salle College ha infatti deciso di chiudere la sezione pallanuoto.Coach Awisat e i suoi giocatori durante match d'esordio del La Salle all'HaBaWaBa nello scorso giugno (foto Giacomello).
Il coach, però, non s’è perso d’animo. Con passione, inventiva e determinazione ha avviato un nuovo progetto: è nato così il Jerusalem Marlins Water Polo, club che fa capo direttamente ad Awisat. A differenza del La Salle, il nuovo club ha la sua piscina al di là del muro costruito da Israele per dividere la Città Santa dalla Cisgiordania, precisamente ad Abu Dis, villaggio che fa parte del Governorato di Gerusalemme. Awisat ha comprato di tasca sua degli spazi acqua alla Legends Fitness Pool, porte e palloni, materiale reperito anche grazie ai contatti coltivati all’HaBaWaBa. “Chiunque viva in Cisgiordania e voglia giocare a pallanuoto può venire in questa piscina”, spiega Awisat a Waterpolo Development. “A Gerusalemme Est possono entrare soltanto coloro che sono in possesso di cittadinanza arabo-israeliana, c’è bisogno di un permesso - continua il tecnico - Ad Abu Dis, invece, possono arrivare da Betlemme, Ramallah, Nablus e da tutte le città e i villaggi vicini”.
Non che l’impresa sia facile: come nel paradosso della Palermo di Johnny Stecchino, oppressa dalla mafia, per la gente comune il problema principale della Cisgiordania è… il traffico. “Checkpoint, posti di blocco e strade che passano vicino agli insediamenti israeliani rendono il viaggio complicato, si possono impiegare anche due ore per percorrere 20 km… Ma almeno adesso la piscina è raggiungibile per tutti”, spiega Awisat, che lo scorso 15 novembre ha tenuto il primo open day di pallanuoto ad Abu Dis.
Awisat all'ultimo HaBaWaBa International Festival PLUS.
“Ho allenato 7 bambini dai 9 ai 15 anni: siamo solo all’inizio, ma avere questo genere di risposta è importante. La verità è che volevo un posto migliore per allenare la mia squadra e per ospitare, perché no, altre squadre. La piscina di Abu Dis mi permette di creare una connessione con le società sportive delle altre città della Cisgiordania: se nascessero progetti simili ai Jerusalem Marlins nei club di nuoto di Betlemme, Jericho, Ramallah o Nablus queste squadre potrebbero poi venire qui ad allenarsi con noi. E magari in futuro potremmo avere un vero campionato o addirittura una selezione nazionale”.
Qualcuno potrebbe obiettare che oggi la pallanuoto non sia esattamente tra le necessità del popolo palestinese, alle prese probabilmente con uno dei momenti più drammatici della propria storia. Ma lo sport rimane ad ogni latitudine un esercizio di libertà, uno strumento per affermare la propria identità e, quindi, la propria esistenza. È un mezzo per cancellare le distanze, per produrre empatia: il bambino che pratica la pallanuoto ad Abu Dis proverà le stesse emozioni di un piccolo pallanuotista italiano, francese, australiano o ungherese, l’abbiamo visto all’HaBaWaBa. In pratica, lo sport è in grado di trasformarsi in un ostacolo alla disumanizzazione.
“Prima di venire qui volevo una casa per me e la pallanuoto palestinese: beh, ora l’abbiamo”, dice Awisat prima di chiudere la nostra videocall. Il suo progetto è appena nato, ma il suo valore è già immenso.