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Sergio Lara-Bercial, direttore di iCoachKids, spiega perché dopo il lockdown il divertimento sarà un elemento ancora più importante per lo sport giovanile
Ora per alcuni ragazzi questa era in realtà una benedizione sotto mentite spoglie. Il lavoro da casa, la scuola a casa e l'ondata di caldo di aprile e maggio hanno permesso ai bambini e ai loro genitori di trascorrere molto più tempo all'aperto e giocare più che mai. Il parco vicino casa era pieno di famiglie che indossavano i colori della loro squadra o mostravano le loro biciclette nuove di zecca.
Sfortunatamente, per alcuni altri bambini questa situazione si è tradotta in infinite ore di PlayStation, YouTube e Disney + e in quantità minime di attività fisica quotidiana. Ora, non fraintendetemi, non si tratta di condannare quei bambini o i loro genitori. In certi giorni i miei ragazzi hanno fatto lo stesso e io sono stato come quei genitori.
E per essere onesti, quei ragazzi si sono divertiti moltissimo: al culmine del blocco, i PlayStation party erano l'unico mezzo con cui avere interazioni sociali e grazie al quale restare in contatto con amici di scuola e familiari.
Lo sport può competere con il gioco libero?
In questo articolo ci chiediamo se lo sport giovanile riuscirà a coinvolgere nuovamente questi bambini mentre il lockdown si allenta in tutto il mondo. Per cinque mesi questi bambini hanno praticato molti sport non strutturati con amici e familiari o hanno goduto di innumerevoli ore di videogiochi con extra-carichi di dopamina. Crediamo che lo sport giovanile possa competere con le emozioni del gioco libero e puro?
Certo che ci credo.
Ora, lo sport dovrà lavorare sodo per dimostrare ai bambini che vale la pena spegnere la console o l'iPad, allacciarsi le scarpe e dirigersi verso il campo di calcio, la pista d’atletica o alla partita di pallanuoto.
I bambini sopporteranno le lunghe file o gli allenamenti di corsa tra i coni per poi sedersi in panchina? Perché dovrebbero?
L'eccessiva strutturazione e “adultizzazione" dello sport giovanile finiranno per ucciderlo.
Sì, lo so, ad alcuni ragazzi continuerà a piacere. I bambini più capaci o più competitivi continueranno a prosperare in questi ambienti tradizionali. Ma il nostro obiettivo è l'altro 99% che potrebbe pensare che lo sport non sia proprio per loro e non tornare mai indietro…
Nel gioco mettici la testa!
La ricerca ha dimostrato in diverse occasioni che i bambini fanno sport per tre ragioni principali: divertirsi, stare con gli amici e imparare nuove abilità.
Questo sarà ancora più importante quando i bambini torneranno a praticare lo sport giovanile. In che modo il tuo club o la tua sezione si assicurano che OGNI bambino si diverta, faccia amicizia e impari?
A ogni modo, raggiungere questi tre risultati non è un'impresa facile.
Ecco perché riteniamo che il lavoro che stiamo facendo con iCoachKids e le collaborazioni con UEFA, World Rugby, FIBA, Waterpolo Development e HaBaWaBa per supportare gli allenatori sportivi giovanili di tutto il mondo sia più importante che mai.


