Tra poche settimane Stefano
Tempesti si godrà la prima estate di libertà dalla pallanuoto in circa 25 anni di carriera: da quando è entrato nelle nazionali giovanili fino alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro, per lui la bella stagione è sempre stata fatta di allenamenti, partite e, spesso, medaglie. Stavolta, invece, il portierone potrà dedicarsi alla famiglia e al riposo. “Non mi pare vero - ci dice Tempesti -. Non mi capita di avere un’estate libera da quando avevo 13-14 anni, ho intenzione di godermi la famiglia. Prima, però, voglio dare tutto per vincere il triplete con la Pro Recco.
E poi sarò all’HaBaWaBa International Festival, come testimonial: è un appuntamento importante, un evento che fa il bene della pallanuoto. Quest’anno avrò un po’ di tempo libero e sono felice di incontrare tanti piccoli pallanuotisti”.
Preparati a firmare autografi, a Lignano sono attesi più di 1500 bambini.
Fa sempre piacere, anzi devo approfittarne: tra poco non me li chiederà più nessuno.
Prima però, c’è lo scudetto: per te sarebbe il numero 12, stessa cifra che il club ligure vorrebbe scrivere alla voce vittorie consecutive del campionato. Ti senti in forma? L’infortunio al pollice destro pare superato.
Ogni anno ce n’è una: nella scorsa stagione l’infortunio all’occhio (
Tempesti saltò la Final Six di Champions League, ndr), ora questo. Stavolta, però, ho avuto il tempo di recuperare a pieno. Meglio di così non poteva andare.
Cosa ti aspetti da Torino? Sembra una piazza affamata di pallanuoto.
Torino è una realtà dalla quale prendere esempio, ci vorrebbero più società come la Torino 81 e più piazze come quella. La Final Six sarà un evento da seguire, sia per la lotta scudetto che per i playout.
In molti, negli ultimi tempi, sono tornati però a invocare i playoff.
Qualunque formula va bene, se le partite sono organizzate in maniera adeguata, ma niente potrà dare lo spettacolo che regalano i playoff: 5-6-7 partite di livello così alto, in cui c’è l’incognita del risultato, danno maggiore visibilità sui media e portano più gente in piscina. Con la Final Six si rischia di liquidare la parte migliore della stagione in tre giorni.
Venendo alla Pro Recco, tu sei il punto fermo di una squadra che ha cambiato allenatori e campioni in vasca. Cos’ha di diverso la gestione Vujasinovic?
La mentalità vincente è propria della Pro Recco, poi ogni allenatore ha sempre portato qualcosa di suo, anche se fondamentalmente sono i giocatori che entrano in acqua. Tra i tecnici c’è chi ha un approccio più analitico, altri più emozionale, ma l’obiettivo per tutti è vincere. Vujasinovic punta a creare qualcosa di duraturo negli anni, un progetto in cui il gruppo sia giovane e che possa durare nel tempo, senza obbligare la società a dover stravolgere ogni anno la rosa.
L’avversario di sempre, il Brescia, si presenta a Torino con qualche giocatore non al top della condizione. Quanto peserà?
Sicuramente non è un bene per loro, ma come ha dimostrato anche la loro ultima vittoria su di noi a Mompiano quello che conta davvero in queste gare è il cuore. Per il Brescia il fatto di inseguire lo scudetto e non riuscire a raggiungerlo da così tanto tempo rappresenta un valore aggiunto in grado di compensare qualunque mancanza. Quando perdi tante finali poi la fame cresce e hai più voglia di vincere. Dovremo stare attenti, anche se siamo la Pro Recco.