Bambini e pallanuoto: abbiamo affrontato l’argomento con Giovanni Melchiorri, responsabile scientifico del settore pallanuoto della Federazione,
che ci ha spiegato i vantaggi per la salute dei piccoli nel praticare questo sport. Ma come incide la waterpolo sulla crescita psicologica dei ragazzi? Lo abbiamo chiesto a Flavia
Sferragatta, ex azzurra di rugby e ora
psicologa all’interno dello staff tecnico del
Setterosa.
Dottoressa Sferragatta, quali sono i vantaggi per i bambini che praticano pallanuoto?
Il vantaggio principale è quello di partecipare con coetanei maschi e femmine - come spesso avviene nelle categorie di approccio alla pallanuoto - a un contesto ludico in cui sperimentare abilità che sono sì raggiungibili, ma che non sono semplici da raggiungere. I bambini devono mettere impegno per riuscire a giocare a pallanuoto perché non è uno sport semplicissimo, ma anzi comporta delle difficoltà dal punto di vista psicomotorio. Questo porta dunque a vantaggi nello sviluppo sociale, nel lavoro di squadra e sul piano cognitivo: la pallanuoto è uno sport open-skill, pone ai bambini delle situazioni devono risolvere. Per cui è necessario sviluppare le proprie abilità cognitive.
Quali le differenze con altri sport di squadra?
La pallanuoto ha alcune peculiarità in comune con il rugby, da un certo punto di vista è uno sport di combattimento, non solo di squadra. Questo comporta uno sviluppo affettivo importante: significa mettere il proprio corpo in gioco, confrontarlo con altri corpi. La differenza sta nel fatto che si gioca in acqua, elemento che porta uno squilibrio particolare.
La componente del contatto fisico è molto importante nella pallanuoto, il fatto che l’arbitro non riesca a vedere tutto quello che accade sul campo di gioco - pensiamo a ciò che avviene sott’acqua - può aiutare i bambini ad auto-regolarsi, a distinguere ciò che giusto da ciò che è sbagliato?
In questo senso è fondamentale l’approccio dell’allenatore. Dato che ciò che avviene sott’acqua è nascosto all’arbitro, l’etica sportiva deve essere trasmessa dall’allenatore perché sia un momento di crescita. Potremmo dire che la pallanuoto è uno sport in cui è più facile barare, almeno rispetto ad altri, e quindi è compito degli adulti insegnare ai bambini quanto sia più bello vincere rispettando le regole.
Gli allenatori di pallanuoto hanno quindi maggiori responsabilità rispetto a quelli di altri sport?
Tutti gli adulti, anche i genitori. Ma naturalmente il leader nel definire certi comportamenti è l’allenatore.
Quali le differenze tra maschi e femmine?
Purtroppo gli sport di squadra vengono spesso categorizzati come sport maschili a causa di una componente culturale che naturalmente si riflette sulle bambine che praticano queste discipline. Le bambine che giocano a pallanuoto hanno un livello di motivazione molto alto, spesso possono crearsi situazioni per cui sentono di dover dimostrare di più, solo perché femmine. Da piccole può essere negativo, ci si può sentire più esposte al giudizio degli altri, ma una volta cresciute questo elemento diventa positivo: hanno dovuto lottare un po’ di più con gli amici o con le famiglie per continuare a giocare. E se ci sono riuscite è perché a queste ragazze la pallanuoto piace molto, sono molto determinate.
Torniamo agli allenatori: qual è il loro compito più importante?
Avere un approccio a lungo termine, possedere la consapevolezza di avere a che fare con dei bambini e quindi puntare a farli diventare gli adulti migliori possibili, anche dal punto di vista dello sport.
L’errore da non commettere?
Probabilmente considerare il bambino un piccolo adulto o un mezzo per arrivare al successo personale.
Consigli per i genitori?
Quello di appassionarsi insieme al proprio figlio, di seguirlo, di verificare che il contesto in cui fa sport sia positivo, piacevole, divertente. E lasciare poi lavorare gli allenatori.
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