“Per riprendere i campionati ci sarà tempo, quello che conta è riportare in piscina ragazzi e bambini”:
queste le parole di Vjekoslav Kobescak, coach dello Jug che ieri ha riavviato gli allenamenti come le altre squadre croate. Una lezione, la sua, valida anche per la
pallanuoto italiana: riavviare l’
attività di base è fondamentale per dare un futuro alla nostra waterpolo. E ora
con la pubblicazione delle linee guida della Federnuoto per la riapertura delle piscine, che comunque avverrà non prima del 18 maggio, le società possono iniziare almeno ad immaginare la ripresa delle proprie attività. Una ripresa condizionata ad una lunga e complicata serie di norme, ma che rappresenta l’unica via per rimettere in moto la pallanuoto. Dario
Bertazzoli, coach delle categorie HaBaWaBa e U13 del
Brescia, non ha dubbi: adattarsi è l’unico modo per sopravvivere.
“Ho parlato poco fa con il presidente Andrea Malchiodi - dice a Waterpolo Development - e stavamo pensando di diramare ai ragazzi tutte le modalità di rientro, in modo che siano pronti quando potranno tornare in piscina. Le norme andranno poi redatte nel dettaglio dal gestore di sicurezza, ma intanto è bene abituarsi ad attuarle. L’idea è che il ragazzo possa venire in piscina con il costume sotto, si cambi in uno spazio sicuro, entri in vasca, poi esca, si asciughi, si rivesta e vada a casa, dove farà la doccia”.
Insomma adattarsi, pur di far tornare i giovani in piscina.
È importante e in realtà abbiamo lavorato a questo obiettivo anche nei giorni scorsi, con gli allenamenti online e le videoconference. Manteniamo il contatto: nel prossimo futuro sarà sempre più importante il discorso dell’appartenenza, il ragazzo non si deve sentire abbandonato dalla società. Ed è molto importante che anche i genitori non si sentano esclusi: dovremo far fronte a tutte le reali necessità, adattandoci anche a modalità diverse per il pagamento delle quote, visto che c’è tanta gente in difficoltà. Dobbiamo cercare di ripartire come gruppo: il nostro sport insegna a ragionare da squadra, a lavorare l’uno per l’altro. E allora anche noi allenatori dovremo metterci a disposizione, portare avanti il lavoro in qualsiasi modo. Anche portando i ragazzi ad allenarsi al lago o al mare, in spazi aperti, se più sicuri. A questo punto, qualsiasi opzione è plausibile: da sportivi, dobbiamo trovare il modo per uscire da questa situazione.
Vuol dire che da tutte queste difficoltà trarremo una lezione morale?
Assolutamente. Cosa ci insegna lo sport? Costanza, perseveranza. Negli anni ci servirà ricordarci di questo momento. Non sono demoralizzato, sono cosciente di quello che sta succedendo, anche se come tutti ovviamente sogno che il virus sparisca per magia.
Società, allenatori, giocatori giovani e più anziani: tutti coinvolti.
Faremo tutto quello che c’è da fare. Ci comporteremo da persone disciplinate e coerenti. Non dobbiamo improvvisare, ma dobbiamo dimostrare che lo sport può essere un esempio per la società. Se le linee guida sono queste dobbiamo essere i primi a rispettarle per far sì che i ragazzi tornino in piscina. Sono il nostro patrimonio, tutto quello che abbiamo: dobbiamo fare di tutto affinché siano tutelati, tornando a fare sport.